sabato 14 marzo 2015

RATING STANDARD AND POOR'S

Niente di nuovo per le banche italiane fino almeno alla fine del 2015.

Nell'ultimo rating di S&P si parla di prospettive 2015 deboli per gli istituti finanziari, su cui graverá la difficile situazione economica delle famiglie e delle imprese italiane.
Una pesante domanda di finanziamenti arriva da ogni dove, ma le banche italiane non possono (o non vogliono) soddisfare le richieste per vari motivi.
Studi e dati rilasciati negli ultimi tempi dimostrano ampliamente che i crediti difficili o ormai impossibili da esigere crescono e le banche perdono liquiditá a causa della non restituzione dei prestiti personali e dei finanziamenti offerti.

Ovviamente non si parla di declassare il rating delle banche italiane. Non per ora, almeno. L'ultimo rating giá sconta quel che risulta ovvio: cioé che nel 2015 non esiste spiraglio di vera ripresa.
Le sofferenze creditizie aumentano, soprattutto quelle legate ai finanziamenti alle imprese, che intascano e chiudono i battenti dopo qualche mese, lasciando cumuli di debiti da ripagare.
Standard and Poor's decreta che a causa dei bassi tassi di interesse, delle alte perdite sul credito, dell'ampio stock di asset non performing, dei bassi livelli di emissione di nuovi prestiti risulterá impossibile un migliorameno a breve della salute del sistema bancario italiano.
Inoltre l'eccessiva frammentazione del sistema in piccoli istituti finanziari non crea le condizioni per una ripresa.

Troppe banche e troppe piccole, con troppe perdite sul credito.
Cosa fare? In attesa di tempi migliori sarebbe meglio riassettare il sistema bancario italiano con una serie di accorpamenti, fusioni ed acquisizioni.
Questo sembra essere il consiglio.
Ma cosa succederá alle piccole e medie banche italiane?
Torneremo ad un oligopolio?

E ancora. Dato che con i tassi di interesse cosí bassi risulta impossibile creare un profitto, è giusto che le banche diventino dei supermercati che vendono di tutto, comprese assicurazioni sulla vita ed altri prodotti di solito non venduti agli sportelli bancari?
Difficile rispondere. Dopo la privatizzazione, tutto diventa lecito pur di creare profitto.
E cosí le banche, invece di offrire finanziamenti alle imprese e prestiti personali, sono costrette a comprare titoli di stato e vendere prodotti extra-bancari.

Troppa incertezza. L'unica cosa certa risulta essere il continuo aumento di rischio di perdite a causa delle difficoltà finanziarie del debitore.
Si parla di ben 350 mld di euro a cui si aggoiungeranno, secondo le stime dell'Unicredit, altri 115 mld di euro entro il 2016.